VENTOSA (di vento):

nasce all’interno del Carcere “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro un progetto di economia collaborativa, firmato Dampaì.

I principali asset:

  • Nuove forme di creatività contemporanea: l’architetto Simona Giovannetti attraverso questo progetto sottolinea, ancora una volta, il legame della sua azienda con l’isola d’Elba.
  • Lavoro etico: il direttore della Casa di Reclusione, dr. Francesco D’Anselmo, attraverso questo progetto pone l’accento sull’obiettivo più nobile del lavoro carcerario, quello della riabilitazione dell’individuo.
  • Artigianato 4.0: il lavoro artigianale viene svolto in un ambiente speciale, uno spazio recuperato del carcere, dove detenuti selezionati e professionisti condividono spazi e tempi. Una piattaforma digitale permette di effettuare ordini e pagamenti, abilitando la connessione tra soggetti distanti.
  • Nuove forme di valore: lavorare all’interno di un carcere implica una speciale disponibilità all’ascolto, alla collaborazione, alla risoluzione dei problemi. La realizzazione di pezzi su ordinazione, la condivisione degli obiettivi aziendali generano valore metodologico, economico, sociale.

Genesi e motivazioni di un progetto speciale:

La domanda che ci si è fatti è questa: può il design oggi unire le persone e mettere in circolo la dignità del lavoro? La nostra risposta è certamente sì. Simona Giovannetti, anima creativa di Dampaì, e il direttore del carcere di Porto Azzurro Francesco D’Anselmo, suo convinto alleato, hanno dato vita ad un progetto che travalica l’interesse commerciale e si fa impresa sociale, perché mette al centro le relazioni tra persone, che insieme realizzano oggetti dalle linee fortemente caratterizzate.

Il nostro brand di design e moda nato all’isola d’Elba nel 2011 da sempre inserisce temi d’attualità e azioni fuori dagli schemi produttivi classici nelle sue creazioni, facendo spesso parlare di sé. Dal 2017 Dampaì ha trasferito il suo magazzino all’interno della Casa di reclusione ‘Pasquale De Santis’. Da questa esperienza è maturata l’idea di aprire un vero e proprio laboratorio di produzione artigianale. Due detenuti sono stati scelti sia per gestire il magazzino che per realizzare i nuovi accessori moda. Dampaì ha effettuato una formazione professionale specifica alle persone scelte, che sono state poi assunte e stipendiate dall’azienda di moda/ design. Il percorso si è sviluppato velocemente, con particolare attenzione agli aspetti gestionali e umani innescati dal processo produttivo che deve confrontarsi con le regole di un carcere. Il primo prezioso frutto di questo delicato lavoro di squadra è stato la messa in commercio nei Dampaì Stores dell’isola d’Elba e in alcuni rivenditori italiani, dei primi tre modelli di borse interamente confezionate all’interno del carcere: la Two e la Three, due borse a mano/tracolla in gomma espansa, e la borsa in rete Lilly che è trasformabile in zaino.

Ma c’è di più. Dampaì oggi presenta Ventosa (di vento), una borsa in pelle realizzata a mano, con grandi cuciture in pelle e in diversi colori che il cliente può scegliere, con l’aiuto di simulazioni computerizzate, tra più soluzioni. Attraverso il nostro shop online (www.dampai.it), una volta scelta la propria combinazione e conosciuti i tempi di realizzazione, il cliente può ordinare la propria borsa personalizzata ed un detenuto la produce appositamente per lui. Questa filiera di produzione permette di realizzare borse dalla foggia unica perché personalizzata e, soprattutto, permette un vero e proprio scambio tra cliente e detenuto. Obiettivo: ridurre il profondo sentimento di isolamento del detenuto attraverso una sorta di abbattimento di barriere psicologiche tra il dentro e il fuori.